A tu per tu … con l’opera d’arte!

Sabato 4 giugno 2016 alle ore 17,30 avrà luogo l’ultimo incontro della stagione di A tu per tu con l’opera d’artededicato all’opera Le tre grazie, bassorilievo di Andrea Lippi.
La presentazione sarà curata da Rosanna Morozzi, studiosa dell’artista e direttore dei Musei Nazionali di Palazzo Mansi e Villa Guinigi a Lucca.

È nella luce crepuscolare della cultura decadente che si delinea la figura dello scultore simbolista Andrea Lippi (Pistoia 1888 – 1916), aderente da un lato al romanticismo del secondo Ottocento ma, al tempo, stesso sensibile al richiamo di una coscienza nuova che lentamente tentava di farsi strada. L’ossessione della morte, l’attrazione verso il disfacimento fisico dei corpi sono indiscutibilmente di un romantico, di un romantico per indole e non per concetto,  nutrendosi dell’opera letteraria di Dante, Shakespeare, di Poe, di Baudelaire, di Gerard de Nerval, di Maeterlinck, di Pascoli e, al tempo stesso, stimolato dal mondo dei miti, dell’esotismo, del misticismo, della superstizione.

Altrettanto composita è la cultura figurativa di Lippi, dove è incontestabile l’esistenza di un linguaggio comune e di uno spirito di gruppo nato dal continuo scambio di umori, di sollecitazioni, di esperienze, di nozioni e di entusiasmi dei molti compagni di strada: Lorenzo Viani, Emilio Notte, Alberto Caligiani, Giovanni Michelucci, Mario Nannini. Ma l’originalità inventiva e la fluidità del segno che popolano di allucinate figure i suoi studi realizzati a china o a matita e la potenza corrosiva della materia, che li rapprende in scarne contorte e deformate figurazioni, accompagnata dalla foga impetuosa dell’esecuzione, vanno ben al di là della vivissima società artistica che si muoveva tra la piccola provincia Pistoia e la città Firenze, trovando una più giusta collocazione nel variegato clima artistico europeo di fine Ottocento.
Per la sua sapientissima mano e il carattere drammatico della sua opera Andrea Lippi incontrò consensi, caute ma anche violente opposizioni, che lo hanno escluso dal processo storico di revisione del primo Novecento italiano.