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Presentazioni
Il restauro
La Cattedrale di Pistoia e Coppo di Marcovaldo
I pittori della Croce
Pistoia ai tempi di Coppo di Marcovaldo
 
Presentazioni
 

Il Crocifisso di Coppo e Salerno, dipinto di grande spessore artistico e manufatto di alta qualità esecutiva è giunto a noi estremamente segnato, quale classico doloroso, dagli umani interventi più che dall’opera del tempo.
È stato, ed è, un prodotto di sapientissima esecutività sia nell’impiego del supporto ligneo (solidità e planarità generale lo dimostrano tuttora), che nell’impiego e sapienza nell’uso della splendida tempera d’uovo. Possiamo ben immaginare la luce degli ori e degli argenti, la sonorità ed intensità delle cromie così come avrebbe ben potuto essere ancora se l'uomo non vi fosse così distruttivamente intervenuto. Pensiamo per questo, a riprova delle volute intensità dei colori di un tempo che tutti gli azzurri presenti sono in lapislazulo, il più splendente e costoso dei pigmenti antichi.

I segni dei nefasti interventi subiti, quei danni che sappiamo essere irreversibili, sono ben presenti a raccontare le vicende in tanti secoli avvenute. L’opera come è chiaramente deducibile aveva grandissime dimensioni prima dell’asportazione delle due cartelle laterali con i Dolenti, della superiore con l’I.N.R.I. e di gran parte del pedano di base che portava il teschio di Adamo. Questa resezione, avvenuta in antico, piva il dipinto anche della sua importante e bellissima geometria, stilisticamente consueta. E poi, ancora i danni della pittura superstite. Esiste addirittura un documento quattrocentesco che racconta di un “lavaggio” subito mediante l’uso di un “sapone da panni”, cosa che è di sicuro responsabile di tutto il sistema di consunzione dei colori e dell’oro che investe l’opera nella sua totalità. Di certo ciò che ha indotto a tutti gli interventi successivi di ripatinature e ritocchi, eseguiti con la degnazione di operatori la cui grossolanità ancora sconcerta.

Da segnalare era l’apposizione sulla pittura di un “beverone” oleo-colloso divenuto nel tempo intrasparente e macchiato che rendeva afona e depressa la cromia e le forme stesse del racconto, e che insieme costituiva una vera e propria esiziale presenza a cagione della colla animale contenuta la quale contraendosi sollecitava e persino strappava via la delicata pellicola pittorica. A questa situazione di degrado estetico e funzionale della pittura si era aggiunta nei secoli la frantumazione di gran parte degli elementi esterni delle cornicette di rigiro della sagoma, di certo a cagione dei tanti malaccorti smaneggiamenti avuti nei molti spostamenti di ubicazione del dipinto.

Il restauro attuale ha avuto la debita funzione, in primis, di ovviare a tutti gli episodi di fatiscenza presenti; dal consolidamento e dalla saldatura delle parti lignee perimetrali così come dei diversi punti di decoesione della mestica e dei colori, e soprattutto poi di liberare la pittura dalle congerie delle descritte pseudo vernici che la offuscavano così pesantemente e che costituivano una presenza così nociva. Operazione questa che ha comportato non poche difficoltà esecutive stante la estrema fragilità dei colori e della mestica assai indeboliti dall’attacco dell’alcale dell’antica pulitura così come la remozione di tutto quell’esteso sistema di stuccature e ridipinture marroni della cornice che avevano completamente cancellato gran parte dell’oro e in toto l’ultima modanatura esterna a losanghe su fondo rosso. Questo ritrovamento, anche se frammentario, è stato fondamentale per la successiva possibilità di ricostruzione integrativa, cosa che ha reso all’insieme la sua completezza di racconto formale e cromatico.

La liberazione dalle esiziali materie spurie sovrapposte alla pittura ha avuto la cercata prerogativa di ritrovare gran parte dei valori di luminosità, forza e soprattutto veridicità che rendono all’immagine le sue peculiarità espressive e stilistiche che ora riappaiono così affascinanti.
Poi il riassetto estetico finale di tutto il sistema delle perdite di materia dipinta esistenti, condotto sia con il metodo delle abbassature tonali, laddove pertinente, che con quello della selezione cromatica per le zone da ricostruire; riassetto che ha contribuito alla calma ed alla continuità del testo favorendone la rilettura e riconducendolo anche alla sua valenza di splendente “oggetto” medioevale.

Alfio Del Serra

 
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