Cattedrale di San Zeno Cattedrale interno
   
   
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Presentazioni
Il restauro
La Cattedrale di Pistoia e Coppo di Marcovaldo
I pittori della Croce
Pistoia ai tempi di Coppo di Marcovaldo
 
La Cattedrale di Pistoia
 

La cattedrale di San Zeno costituisce, non solo topograficamente, il cuore di Pistoia e il suo attuale aspetto, frutto di varie costruzioni e trasformazioni, riflette in sé l’intera storia della città. Se dell’antica struttura risalente al V secolo non abbiamo notizie, l’impianto dell’odierno edificio si fa risalire al XII secolo quando nella nuova costruzione romanica vennero inglobati i resti delle precedenti strutture.

L’esterno dell’edificio è il risultato di modificazioni succedutesi nel tempo ed è caratterizzato dalla tipica bicromia di ispirazione pisano-lucchese; anche l’interno, a pianta basilicale spartito in tre navate, ha subito ampie trasformazioni che hanno portato a rimuovere già nella seconda metà del Cinquecento l’ampio coro e successivamente a ingrandire la primitiva abside semicircolare per creare la nuova tribuna monumentale; nel XVII secolo venne poi smantellata l’antica cappella di San Jacopo che si trovava all’ingresso della navata destra. Tali trasformazioni sono documentate nel monumentale studio di A. Pacini, dimostrando le costanti attenzioni dei Canonici verso la cattedrale.

Fra i tanti artisti che operarono nella chiesa un posto di assoluto rilievo spetta a Coppo di Marcovaldo che vi lavorò a più riprese eseguendo opere oggi in buona parte perdute: nel luglio 1265 è attivo nella cappella di San Jacopo dove nel 1269 insieme a prete Insalato dipingeva la volta; di lui si ricorda anche la tavola per l’altar maggiore raffigurante la Madonna col Bambino mentre al figlio Salerno è attribuito l’affresco con lo stesso soggetto ancor oggi visibile sull’ultimo pilastro della navata sinistra. Nel 1274 l’artista realizzò anche il solaio quod est super coro et altari sancti Zenoni e nello stesso anno il Consiglio del Popolo di Pistoia deliberava che egli, insieme a Salerno appositamente liberato dal carcere dove era imprigionato per debiti, eseguisse un Crocifisso pulchrum et honorabilem con due tavole raffiguranti la Vergine e San Giovanni per il coro e un secondo Crocifisso da collocare super altare sancti Michaelis che si trovava nella navata centrale circa a metà distanza fra l’ingresso ed il coro.

È difficile stabilire quale delle due Croci sia da identificare con l’unica attualmente rimasta, mutilata dei laterali, della cimasa e della base, probabilmente allo scopo di inserirla in una delle diverse collocazioni che essa subì nel corso dei secoli da quando, smantellato l’arredo della navata centrale, perse la sua originaria destinazione.
La presenza sulla Croce di numerose scritte, spesso datate, circoscrivibili dalla seconda metà del Cinquecento ai primi decenni del Settecento, fa ritenere che in quel periodo l’opera fosse collocata in una posizione più bassa, probabilmente in Canonica dove la ricorda il Dondori nel 1666; nel 1810 si trovava nella Camarlingheria dei Canonici (Ciampi) e nel 1866 nella stanza d’ingresso alla Sala del Capitolo “in tale stato di degradazione da considerarsi quasi perduta” (Rondoni, 1866).

Restaurata dal “riparatore di dipinti” Domenico Fiscali nel 1913, passò nella Sagrestia dove rimase fino al dopoguerra, eccettuato un breve periodo nel 1922, quando venne appesa alla volta centrale della chiesa, e il forzato “esilio” presso la Villa di Poggio a Caiano negli anni del secondo conflitto mondiale. La sua collocazione, prima dell’attuale restauro, era sulla parete della navata destra.

Lia Brunori
Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico delle province di Firenze, Pistoia e Prato

 
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