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Soddisfatti gli organizzatori, la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, il Comune di Serravalle ed il direttore artistico Maurizio Tuci.
"Il bilancio della manifestazione è del tutto positivo; si è visto un pubblico interessato ed entusiasta, a conferma che anche quest’anno la proposta musicale è stata particolarmente felice” - ha dichiarato Ivano Paci, Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia - “Sono state tre serate intense, nelle quali si sono potuti ascoltare brani celebri ed altri inediti o poco conosciuti; inoltre i presenti sono stati spesso validamente guidati all’ascolto e alla scoperta di notizie e curiosità su un genere che appartiene ormai alla musica universale".
Attenta alla componente giovane del pubblico l´Assessore alla Cultura del Comune di Serravalle, Simona Querci. “Un bilancio positivo in termini di qualità e di presenze per un evento che sta diventando sempre più una vetrina artistica e culturale di assoluto rilievo” afferma l’assessore Querci - “La soddisfazione più grande è stata quella di aver visto una grande partecipazione di giovani, a conferma che la buona musica incontra trasversalmente tutte le generazioni”.
Il tema “Tutti a scuola” è stata una scelta felice. La possibilità non solo di ascoltare dei musicisti di grande talento, ma anche di rintracciare i fili della storia del jazz attraverso dotte e appassionanti lezioni date dagli stessi musicisti e esemplificate attraverso l´esecuzione, sono state un´occasione preziosa per avvicinarsi al jazz e viverlo, che gli aficionados del genere e i neofiti non si sono fatti sfuggire.
“Sono rimasto talmente soddisfatto”– commenta il direttore artistico Maurizio Tuci - “che al pubblico di Serravalle, allievo di questa scuola particolare che per tre giorni ha vissuto all´ombra delle Torri della Rocca di Serravalle do un tondo e meritatissimo dieci e lode”.
Apertura del festival all´insegna del miracolo: solo il miracolo del jazz che tiene tenacemente uniti in un patto indissolubile musicisti e pubblico ha potuto far superare le bizzarrie di un vento gelido e dispettoso che ha soffiato sui musicisti, sferzato gli spettatori, fatto volare gli spartiti in aria, e squassato i leggii, sfiorando l´incredibile, in un´atmosfera surreale. Il pubblico ha resistito e così i musicisti, superando davvero se stessi, sia il Rossano Emili Quartet, che ha proposto molti inediti dalla sonorità particolari che derivano da uno strumento non molto usato nel jazz come il sax baritono, sia la BargaJazz Big Band con il trombettista Tom Harrell. La sua performance ha provocato standing ovation e Harrell, di solito schivo e riservato, alla fine del concerto si è concesso al giro degli autografi agli ammiratori.
Finite le intemperie, la seconda giornata. Se Gaspare Bartelloni con il suo ensemble ha proposto con arrangiamenti insoliti, a cavallo tra la classica e il jazz, Stravinsky – Ebony concerto e Tre pezzi per clarinetto solo– Duke Ellington e Gershwin, l´eclettico Michele Vietri con gli altri tre performativi musicisti del Quartetto Vian ha presentato un Boris Vian inedito, con testi in francese e ritradotti in italiano, e arrangiamenti jazz e un´interpretazione ironica e tragica, che hanno colpito al cuore la platea.
Chiusura del festival da memorabilia. La storia del jazz raccontata da e secondo Massimo Nunzi con la sua strepitosa Big Band di straordinari musicisti, alcuni dei quali giovani rivelazioni, ha letteralmente ammaliato gli oltre mille spettatori presenti al concerto. Iniziando con “West End Blues” di Armstrong passando per Benny Goodman, Charlie Parker, Mingus e Coltrane, fino ad arrivare a Miles Davis e Ornette Coleman- in tutto venticinque brani, ognuno dallo stile diverso, come parlare venticinque diverse idiomi - Nunzi ha compiuto in due ore e cinquantacinque minuti una sorta di impresa titanica: affrontare un secolo di storia di jazz senza tralasciarne un passaggio e senza dimenticare nessuno dei grandi che hanno illuminato questa musica.
Nunzi ha omaggiato il festival con due suoi belli inediti: un omaggio a Gianni Basso, recentemente scomparso, e il brano “Migranti”, dedicato ai 75 cittadini eritrei annegati in mare al largo delle coste della Sicilia. “Il jazz è nato da un popolo di emigranti forzati. Tutti noi che facciamo jazz siamo emigranti e non possiamo dimenticarci di un valore fondamentale, la pietà”, ha commentato Massimo Nunzi presentando il brano.
Le due guest, Andrea Tofanelli e Gabriele Mirabassi hanno brillato, come al solito e più del solito, spronati dal calore e dall´entusiamo del pubblico. Le loro note sono rimaste impresse sulle mura della Rocca. Tracce invisibili, ma indelebili. Altre standing ovation.
Nel salutare il Serravalle Jazz ringrazia tutti gli artisti, il pubblico caloroso, e i media che hanno seguito il festival e permesso un così importante risultato.
Un grazie particolare allo staff e al Batosti Service che si è trovato in alcuni casi a lavorare in condizioni proibitive.
L´appuntamento è per l´anno prossimo, protagonista il RITMO che - è noto - ha nel jazz una particolare rilevanza.
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