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1. Un esercizio contraddittorio ed irripetibile
Signori componenti del Consiglio Generale,
presentiamo il bilancio di un esercizio, l’anno 2008, che ben può dirsi straordinario ed eccezionale per diversi aspetti.
Per quanto riguarda la fondazione avremmo infatti
potuto presentare un bilancio con dei risultati record: nel 2008 abbiamo avuto
proventi ordinari (€ 28.892.796,30) per un importo mai raggiunto prima; e se
non si fossero verificati gli eventi e le circostanze eccezionali di cui
diremo, anche l’avanzo d’esercizio e le risorse disponibili per gli interventi
istituzionali, avrebbero raggiunto livelli superiori a qualunque esercizio
precedente.
Ma il 2008 è stato anche l’anno nel quale è
esplosa la gravissima crisi dei mercati finanziari mondiali, che si è ormai
estesa all’economia reale, alle imprese manifatturiere e di servizi, generando
effetti di grande e negativo impatto anche sulle condizioni sociali. Una crisi
considerata da tutti la più grave, dopo quella che abbracciò il periodo 1929-1938
dalla quale si uscì definitivamente solo con gli effetti dell’economia di
guerra.
Una crisi, quella dei mercati finanziari, già
iniziata nel secondo semestre 2007 e non ancora conclusa.
Una crisi che ha messo in dubbio la stabilità
delle maggiori banche e delle imprese finanziarie dei paesi economicamente più
avanzati e che ha costretto tutti i governi a interventi differenziati che
vanno dalla garanzia dei risparmiatori, a quella per le obbligazioni emesse
dalle banche, al rifinanziamento mediante acquisto di attività deteriorate,
all’ingresso più o meno spinto nel capitale fino ad una vera e propria
nazionalizzazione. E’ stato così negli USA, nel Regno Unito, in Germania, ed in tutti o quasi i paesi.
Una crisi che ha causato una drammatica e
rapida caduta dei prezzi dei titoli negoziati sui mercati finanziari, anche al
di là dell’effettiva portata dei problemi esistenti, generando una rilevante
svalutazione nei portafogli degli investitori.
Svalutazione, ma non ancora perdita, che si genera in via definitiva solo al momento dello smobilizzo, attraverso cessione a terzi o per effetto di un conclamato default dell’emittente.
La diminuzione dei valori di mercato è stata generalizzata ed ha riguardato tutte le categorie di strumenti finanziari e tutti i mercati. Si è trattato di un evento “sistemico” rispetto al quale la saggezza finanziaria convenzionale e le consolidate prassi professionali sembrano strumenti inutili e inadeguati, ai quali si aggiunge l’effetto di comportamenti certamente dimostratisi non all’altezza della situazione. Rispetto alla quale tutti sono apparsi inadeguati: governi, autorità di regolazione, organi di vigilanza e di controllo, economisti, società di rating, advisor, esperti e consulenti, operatori, amministratori e management.
Ad aggravare gli effetti di errori gestionali,
di strutture di controllo e di vigilanza del tutto inefficienti e di regole
inadeguate, si sono avute colossali manifestazioni di comportamenti
opportunistici, di pratiche fraudolente e di abusi che hanno ampliato le
dimensioni delle conseguenze negative della crisi, una volta manifestatasi.
La portata della crisi è confermata anche dal
fatto che, nel tentare di fronteggiarla, i governi hanno deciso di infrangere
alcune delle regole fino ad oggi considerate come “tavole della legge”.
Così:
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anche nei paesi campioni del liberismo
più spinto (USA, UK, e in genere il mondo anglosassone) i governi sono
intervenuti in modo rilevante fino a compiere atti di vere e proprie
nazionalizzazioni;
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l’Unione Europea, arcigna custode di regole volte ad evitare tutto ciò che potesse considerarsi anche indirettamente aiuto di stato, ha ritenuto che tali aiuti fossero non solo giustificabili ma anzi necessari e opportuni;
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le regole di formazione dei bilanci aziendali, da anni rigidamente ancorate al riferimento ai valori di mercato, di fronte al manifestarsi di quotazioni impazzite e del tutto svincolate dal valore reale degli “attivi”, sono state modificate consentendo di utilizzare criteri di valutazione delle attività finanziarie detenute dalle imprese diversi da quelli sinora obbligatori, prevedendo, anche con appositi atti normativi, di superare il criterio sinora indiscusso del mark to market.
Persino quelle che sembravano ormai consolidate acquisizioni teoriche e dottrinali della finanza dei mercati e d’impresa, compresi i principi generali di base, sono stati rimessi in discussione nei loro stessi assunti di fondo.
Nessuno è in grado di dire o di prevedere come e quando usciremo da questa crisi. Si naviga a vista e con difficoltà enormi a realizzare quelle convergenze di azione e di intervento che appaiono a tutti opportune.
La crisi finanziaria, con i suoi effetti sulla
stabilità delle banche e delle istituzioni finanziarie, e con le sue pesanti
ripercussioni economiche e sociali, non poteva lasciare indenne il nostro
paese.
Anche il Governo e le autorità monetarie italiane
hanno messo a punto strumenti di intervento che serviranno a rafforzare la base
patrimoniale delle banche che vi faranno ricorso su base volontaria, senza per
ora avere effetti sull’assetto proprietario.
Le esigenze di una più elevata
patrimonializzazione, rispetto alla maggiore rischiosità degli attivi provocata
dalla crisi finanziaria, ha indotto molte banche, ed in particolare i due
gruppi bancari maggiori, ad annunciare che nel 2009 non saranno distribuiti
dividendi a valere sul risultato del 2008.
Questo avrà importanti ripercussioni sui proventi
della Fondazione per l’esercizio 2009, nel quale verranno a mancare oltre la
metà dei proventi lordi incassati nel corso del 2008.
Se la sospensione della remunerazione degli
azionisti si limiterà al corrente esercizio, i programmi di intervento a suo
tempo approvati potranno essere mantenuti facendo ricorso a riserve
disponibili; se il dividendo verrà a mancare anche per gli anni successivi, è
probabile che si renda necessario un ridimensionamento degli interventi
programmati o comunque una loro dilatazione nel tempo.
Sarà opportuno, in ogni caso almeno un riesame del
documento programmatico triennale 2009-2011 per valutarne la sostenibilità alla
luce delle vicende di cui abbiamo parlato.
Ma veniamo ora agli effetti della crisi sul
bilancio 2008 che stiamo commentando.
Naturalmente, essendo investitori istituzionali in
strumenti finanziari di varia natura, non potevamo restare fuori dalla bufera,
al riparo in un porto tranquillo non lambito dai marosi.
Quando la crisi è globale nel senso più ampio ed
esteso che può attribuirsi a tale espressione, non possono esistere e non
esistono isole felici. Tuttavia, per restare ormai nella metafora, la barca
della Fondazione ha retto bene e non ha smarrito la rotta.
Salvi i maggiori dettagli che diamo in appropriata
sede della Nota Integrativa, possiamo fare alcune importanti sottolineature:
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non abbiamo effettuato investimenti in titoli ormai denominati come
“tossici”.
Nel nostro portafoglio non abbiamo obbligazioni di Lehman Brothers, né
titoli Fortis, né Madoff, né Standford.
Ad oggi non deteniamo alcun titolo di emittenti in default. Non abbiamo
neppure operazioni in derivati, né di copertura, né di negoziazione;
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il nostro portafoglio ha invece inevitabilmente risentito l’effetto
della verticale caduta dei prezzi dei mercati finanziari, registrando
minusvalenze, peraltro potenziali, in quanto non hanno dato luogo a perdite
definitivamente realizzate.
Il saldo netto fra minusvalutazioni e plusvalutazioni è risultato a
fine esercizio negativo per circa € 11,9 milioni.
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il conto economico dell’esercizio è ampiamente in grado di assorbire tutte
le minusvalutazioni nette di cui sopra, generando comunque un avanzo netto residuo
del tutto apprezzabile (oltre 11 milioni di euro);
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tuttavia abbiamo ritenuto che le eccezionali circostanze verificatesi
nell’esercizio richiedessero e consentissero criteri ed interventi per qualche
aspetto non consueti nella redazione del bilancio 2008, nel rispetto della
prudenza e della rappresentazione realistica e fedele della situazione
patrimoniale, economica e finanziaria.
Le misure adottate hanno consentito di chiudere il bilancio
esponendo un avanzo di esercizio di € 16.355.329.
I criteri adottati e gli interventi attuati, sono ampiamente esposti nella
Nota Integrativa.
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