Un itinerario

Nell’ambito di ARTE DEL XX SECOLO NELLE COLLEZIONI DELLE FONDAZIONI BANCARIE DI VENEZIA E PISTOIA a Palazzo Fabroni a Pistoia, dal 23 maggio al 25 luglio 2010, un itinerario in città e provincia completa l’esposizione e accompagna i visitatori alla scoperta di importanti opere di artisti contemporanei, donate o realizzate grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

Negli ultimi dieci anni la Fondazione, oltre ad acquisire opere per la sua collezione, si è distinta nel realizzare installazioni permanenti site-specific in ambito pubblico.

L’itinerario comprende una scultura in bronzo di Marino Marini per il Palazzo del Tau a Pistoia; le vetrate di Sigfrido Bartolini e Umberto Buscioni per le chiese di San Paolo e dell’Immacolata Concezione e diciannove installazioni permanenti site-specific di artisti contemporanei, tra cui molti di fama mondiale: Anselm Kiefer, Daniel Buren, Marco Bagnoli, Pol Bury, Fabrizio Corneli, Vittorio Corsini, Dani Karavan, Sol Lewitt, Robert Morris, Maurizio Nannucci, Hidetoshi Nagasawa, Claudio Parmiggiani, Anne a Patric Poirier, Susumu Shingu e Gianni Ruffi.

Per la nuova e bellissima Biblioteca San Giorgio di Pistoia, Anselm Kiefer ha realizzato Die Grosse Fracht (Il Grande Carico), un’opera monumentale, poetica ed evocativa, che presenta elementi materici e formali tipici della produzione dell’artista. Il titolo è tratto da una poesia di Ingeborg Bachmann, dove si parla di una nave pronta a partire con un grosso carico. Il Grande Carico (cm 460 x 690) prende corpo sotto forma di libri che stabiliscono un legame con il luogo, ma oltrepassa idealmente la parete della sala di lettura della Biblioteca, dove è collocato, per creare una profondità prospettica e un’apertura vertiginosa su un paesaggio dove i confini tra mare, terra e cielo sono annullati.

Per il Padiglione di Emodialisi dell’Ospedale di Pistoia, interamente finanziato dalla Fondazione, sono state progettate e realizzate nel 2005 le opere di Daniel Buren, Dani Karavan, Sol LeWitt, Robert Morris, Hidetoshi Nagasawa, Claudio Parmiggiani e Gianni Ruffi. L’obiettivo era di realizzare una struttura sanitaria a misura del malato, visto nella sua totalità fisica e psicologica, dove l’arte è parte fondante del progetto e non mero abbellimento dello spazio. I tre Giardini di Hidetoshi Nagasawa, all’interno della struttura ospedaliera, sono spazi di contemplazione e di sottile carattere spirituale. Paesaggi simbolici che evocano sentimenti profondi verso la natura e la vita. La grande pittura murale di Sol Lewitt ricopre integralmente la parete d’ingresso ed è visibile anche dall’esterno, creando così una continuità tra fuori e dentro. Il bellissimo pavimento del corridoio centrale, in mosaico bianco e nero, disegnato da Carlo Parmiggiani, riproduce tredici tavole di un antico atlante tedesco. Il cielo notturno con le sue costellazioni, i suoi segni zodiacali, i suoi misteri, è posto per una volta sotto i nostri piedi e possiamo così ammirarne la complessità e l’ineffabilità. Daniel Buren è intervenuto sulle porte della sala dialisi e su cinque divisori dei letti, trasformandoli in cassoni luminosi e colorati. Gianni Ruffi con Dani Karavan e Robert Morris sono i tre artisti che hanno scelto di lavorare all’esterno. Lunatica di Ruffi è una gigantesca panchina, costituita dalla sovrapposizione di due spicchi di luna sfalsati, che suggerisce la dimensione del gioco, mentre Dani Karavan ha creato una struttura a forma di gazebo, contenente un “luogo della memoria”, dove la natura, rappresentata da un albero, occupa un centro di riflessione.  Infine Robert Morris con Gate, un grande arco in acciaio cor-ten e glicine.

A Quarrata, la Fondazione ha sostenuto la realizzazione di una serie di mostre nello splendido parco di Villa La Magia, oggi proprietà del Comune, curate da Katalin Mollok Burmeister, di cui facevano parte delle installazioni site-specific divenute permanenti. Di Fabrizio Corneli è visibile Micat in vertice (2006), un’opera che evidenzia a mezzo di luce e ombra un processo di anamorfosi; di Anne e Patric Poirier La fabbrica della memoria (2006), una sorta di capanna in pietra serena che mostra, attraverso un’apertura, un tavolo, il cui piano reca incisa, in colori diversi, una mappa che “stilizza la forma del cervello” e due grandi Bruciaprofumi (1998) in cotto, a istituire un rapporto con la natura esaltandone i profumi; di Marco Bagnoli Ascolta il flauto di canne (2006), una canna-ontana rossa, sonorizzata da un gracidio di rane, collocata nel “giardino romantico” del parco; di Hidetoshi Nagasawa il Giardino rovesciato (2008), un’opera in alberese, cotto e pigmento, formata da due parti uguali e rovesciate che s’intersecano. In una di esse un piccolo albero di melograno. Di Maurizio Nannucci Antology two (2009), una scritta in neon blu posizionata nel Cortile di Villa La Màgia.

Sempre a Quarrata, nella piazza Agenore Fabbri, un’opera di Vittorio Corsini, Le parole scaldano (1999-2004), una casetta fontana in cristallo, un lavoro raffinato, che intende aprirsi al dialogo.

A Montecatini la Fondazione ha avviato un progetto che vede la realizzazione di sette sculture-fontana. Ad oggi ne sono state realizzate due, una di Pol Bury, Duetto d’acqua (2004) e l’altra di Susumu Shingu, Duo acquatico (1998). Nel Palazzo del Tau, al Museo Marino Marini a Pistoia, è possibile ammirare la scultura di Marino Marini, Cavallo e Cavaliere, (1956-1957) un bronzo di cm 246 x 170,6 x 127. In questa opera ritorna uno dei temi di Marino Marini, ma qui il cavallo sembra aver vinto il cavaliere, ridotto ad una sorta di tronco senza forma, riverso sul dorso scheletrito dell’animale, come in una reciproca, inesorabile congiunzione.